Lo hanno trovato ieri mattina alle 7,30 le guardie penitenziarie durante la ronda del mattino. Era immobile nella sua cella. Stroncato probabilmente da un infarto il boss Bruno Noschese, 60enne battipagliese, ritenuto uno dei capi indiscussi della camorra della Piana del Sele, nel carcere di massima sicurezza di Sulmona dove era detenuto. Da circa tre anni non era più al regime di 41bis, anche grazie ad un pronunciamento della Cassazione aveva annullato – per un problema tecnico-giuridico legato all’estradizione dalla Spagna dove era stato per diversi mesi latitante – la condanna definitiva all’ergastolo, tramutandola in 21 anni di reclusione. Erano però rimaste confermate le altre condanne, per un cumulo pena di circa 30 anni. Da un paio di giorni Noschese era in cella da solo ma per vicende legate allo spostamento di alcuni detenuti. I vertici del carcere hanno subito allertato il magistrato di turno che ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia. Noschese, infatti, non aveva mai accusato problemi di salute; o almeno così gravi da determinarne la morte. Una circostanza questa che ha indotto il pm di turno ad ordinare l’autopsia per verificare con certezza le cause del decesso.E dopo la diffusione della notizia in via Garibaldi a Battipaglia c’è stato un via vai di gente a casa della famiglia.
Il nome di Bruno Noschese, come ricorda La Città, è stato associato per anni a quello del capo indiscusso della camorra della Piana, Biagio Giffoni. E non solo per ragioni di parentela (i due erano cognati). Entrambi, infatti, avevano raccolto il testimone del clan Pecoraro-Renna, diventando così – raccontano i collaboratori – il punto di riferimento della malavita organizzata locale. Da Pontecagnano ad Eboli non c’era affare illecito che non passasse sotto il loro controllo: dalle bische ai videopoker, fino agli appalti. Un gruppo potente e spietato. Protagonista di una sanguinosa guerra di camorra scoppiata con l’uccisione di Giuseppe Esposito il 4 novembre 2001. Questo episodio innescò una faida interna al clan che portò all’uccisione di Domenico Frasca, alla “lupara bianca” di Maurizio D’Elia (il suo corpo, secondo i collaboratori, fu sciolto nella calce viva) e al tentato omicidio di Demetrio Trimarco e Marcello Pumpo. Il blitz dell’Antimafia. E fu proprio grazie ad una “cimice” piazzata in casa di Trimarco che i pm Rosa Volpe e Antonio Centore, scoprirono i retroscena della guerra di camorra. Nel frattempo i capi già sentivano sul collo il fiato degli inquirenti. Due settimane prima del blitz del 7 maggio 2002, Noschese e Giffoni (con altri due affiliati, Salvatore Di Nolfo e Carmine Viscido) erano già all’estero, in Spagna, grazie ai buoni rapporti con i clan napoletani di Secondigliano. Di Nolfo fu bloccato in un residence di Tenerife il 5 luglio 2002; il 4 novembre 2003, a Barcellona, catturarono Giffoni e Noschese. Ultimo atto il 30 dicembre 2003, col fermo di Viscido. La detenzione e il 41bis. Da quel 4 novembre di 14 anni fa, Noschese non è più uscito dal carcere.