Salta subito, per mancanza del numero legale, l’assemblea del Pd di Napoli, e così la sala dell’albergo si trasforma nel teatro della resa dei conti finale sul caso dei candidati a loro insaputa. Una resa dei conti tutta interna al partito napoletano, con un convitato di pietra, il Pd nazionale che Antonio Bassolino accusa: “Mi sarei aspettato che Renzi telefonasse al Carpentieri dicendo, vengo a Napoli all’assemblea. E invece ho sentito la parola inflessibile, che mi ricorda il lanciafiamme”. L’ex ministro ironizza sulle parole pronunciate da Guerini due giorni fa e accusa il segretario nazionale. E allora il Pd di Napoli prova a confrontarsi al suo interno, tra i veleni, ma apertamente, coma fa l’ex candidata sindaco Valeria Valente, che prende la parola alla fine e si assume “la responsabilità politica” del pasticcio-liste ma avverte: “Se il Pd mi chiede un passo indietro sul ruolo di capogruppo in consiglio comunale, accetto ma non se ci sono ombre su di me. Ora non mi dimetto, perché lascia chi non può camminare a testa alta”. La Valente non molla, quindi, afferma di aver detto ai pm “tutto quello che so” e contrattacca: “Ho subito attacchi personali oltre misura, più duri dai miei compagni di partito che dagli avversari. Ci sono responsabilità politiche enormi, passate, recenti e non ho mai sentito questo tipo di assunzione di responsabilità. Ci vorrebbe maggiore cautela da chi ha avuto problemi più gravi e seri. Io oggi inauguro un metodo nuovo di assunzione di responsabilità”. Il riferimento è ai tanti che l’hanno attaccata nell’assemblea e nei giorni scorsi, come Bassolino che ha detto: “Pensiamo di andare avanti in Consiglio comunale e in città come se non fosse successo nulla? Siamo pazzi?. Così rischiamo una fine indegna. Non conosco Madonna ma dobbiamo aspettare che sia la Procura a fare indagati e noi che siamo qui non possiamo sapere?”. I pm intanto lavorano: lunedì sentiranno Salvatore Madonna, il consigliere comunale indagato per aver firmato le nove candidature a loro insaputa, ma il cerchio degli interrogatori si allargherà presto. Ma nel Pd napoletano le lacerazioni sono tante. A cominciare tra quella tra Valeria Valente e Mario Casillo: i due si parlano brevemente nei corridoi prima dell’assemblea, poi il capogruppo in consiglio regionale d’un tratto si volta e va via. E in sala lo strappo è della sinistra Pd, Area Riformista, con Toti Lange che chiede la verifica del numero legale: 58 presenti su 300 circa, assemblea nulla. “Nel disastro generale – spiega Lange – Carpentieri costituisce fantomatici gruppi di lavoro, mentre si dovevano avviare gli organismi per la fase congressuale per accompagnare la ricostruzione del Pd a Napoli e instaurare un nuovo rapporto con i cittadini e ridare nuova fiducia ai militanti”. Tutti a casa? No, Bassolino si avvicina al tavolo della presidenza e sussurra al segretario Carpentieri e alla presidente Gambardella, ‘se chiudete ora mi siedo qui io e continuo l’assemblea”. E allora il dibattito riparte, con la resa dei conti su listopoli e i tentativi di avviare un percorso congressuale: Carpentieri afferma di “mettere la mano sul fuoco sull’onesta di Valeria Valente” e spiega che avvierà il percorso congressuale, mentre il nuovo tesseramento è in corso. Ma Bassolino avverte:”Organizziamo il congresso, apriamoci ad altre forze, ma stiamo attenti. Io non ne so nulla, ma le tessere siamo sicuri che non siano come le firme false?”.