Fingevano il furti di preziosi e denaro contante dalle loro abitazioni per truffare le assicurazioni. In sette sono stati scoperti e denunciati. Si tratta di persone dell’area flegrea. Sono stati scoperti dagli agenti del commissariato Pozzuoli, diretti dal vicequestore Pasquale Toscano, e di quelli dell’Ufficio Anticrimine della Questura di Napoli, agli ordini del sovrintendente Vincenzo Del Duca. Gli investigatori, al termine di un’indagine andata avanti per circa dodici mesi, sono infatti riusciti a risalire alla rete di connivenze che si erano instaurate tra alcuni commercianti dell’hinterland occidentale, soprattutto gioiellieri, e i proprietari di un’abitazione. Proprio quest’ultima, grazie a una remunerativa polizza, si era infatti rivelata una gallina delle uova d’oro, con rimborsi che oscillavano tra i 50mila e i 60mila euro.
Gli investigatori,  come riporta Il Roma, avuta notizia che sul territorio flegreo si stava verificando una serie di strani furti, hanno passato al setaccio il quadro fino a risalire ai primi cinque sospetti casi di frode. Il trucco? In  conseguenza di inesistenti raid nelle case scomparivano così puntualmente soldi in contanti o gioielli. Poi la denuncia alle forze dell’ordine e quindi partiva la richiesta di risarcimento alla compagnia la quale aveva stipulato la copertura assicurativa. Il massimale di polizza, prevedeva una cifra che oscillava dai 50mila ai 60mila euro. Ma per aver il risarcimento bisognava dimostrare di essere stati “effettivamente” in possesso del bene di cui si era appena segnalata la scomparsa. Ed è in questa fase conclusiva che veniva contemplato l’ingresso in scena dei commercianti. I proprietari degli immobili “depredati”, a supporto dell’istanza risarcitoria, presentavano infatti una serie di certificazioni che avrebbero dovuto comprovare l’acquisto dei preziosi. Di fatture non c’era però alcuna traccia. I gioiellieri, incalzati dagli accertamenti investigativi, hanno provato a giustificare quegli atti facendo riferimento a una serie di forniture in nero che, di conseguenza, sarebbero poi state piazzate sul mercato in maniera non giustificabile al Fisco. La spiegazione non ha retto, il meccanismo è crollato. Le prime sette persone sono già state denunciate a piede libero, ma l’indagine non è ancora giunta al capolinea. Il cerchio è pronto ad allargarsi.

Redazione Cronache della Campania