Nelle stesse ore in cui si contavano le vittime, si eseguivano le autopsie e si preparavano i funerali a Pozzuoli, qualcuno lavorava per “costruire” i documenti della revisione del bus precipitato la sera del 28 luglio 2013 dal viadotto autostradale dell’A16 Napoli-Canosa provocando la morte di 40 persone. Il 30 luglio, meno di 48 ore dopo l’incidente, fu infatti consegnata dalla Motorizzazione civile di Napoli alla direzione generale del ministero dei Trasporti una relazione sui dati di immatricolazione e revisione del bus della ditta “Mondo Travel” di Gennaro Lametta. E il documento di revisione portava la data del 26 marzo 2013. “Quel documento fu ritenuto genuino all’epoca, soltanto nel giugno 2015 ci accorgemmo che era stato costruito nell’immediatezza del fatto all’interno dell’ufficio”, riferisce in aula, nel corso del processo a carico di 15 persone tra vertici di societa’ autostrade, funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli e titolare dell’agenzia di viaggi che noleggio’ il bus, un dirigente della stessa Motorizzazione che dispose la verifica immediata su richiesta del ministero.

L’ingegner Paolo Delliveneri, chiamato a testimoniare dall’avvocato Antonio Rauzzino, difensore del funzionario della Motorizzazione Vittorio Saulino, arrestato assieme alla collega Antonietta Ceriola e a Lametta per la falsa revisione, ha riferito di aver disposto poi altri accertamenti dopo un incontro con funzionari della polizia stradale. Attraverso una ricerca nel database fu accertato che il numero di protocollo della revisione del bus corrispondeva in realta’ alla regolare revisione di un rimorchio. Lo stesso codice era stato utilizzato due volte. E nei giorni in cui veniva “costruita” la pratica Lametta, il responsabile della revisione, Vittorio Saulino risultava in ferie. Sulla responsabilita’ di Saulino nel falso documentale e’ stato ascoltato anche il grafologo di parte, che ha analizzato la firma del documento di revisione. “E’ una firma riprodotta meccanicamente”, ha detto spiegando che qualcuno puo’ averla ripresa dall’originare e apposta con un plotter, una stampante particolare ma di largo uso che riproduce fedelmente una firma originale, ma e’ contraddistinta da un tratto continuo senza chiaroscuri, come diversamente sono le firme apposte con una comune penna e manualmente. “La firma puo’ essere di Saulino, ma non fu apposta dall’ingegner Saulino” ha concluso il perito. Dalla testimonianza del dirigente della Motorizzazione sono emersi anche altri particolari sulle condotte “anomale” negli uffici di Napoli. “Decidemmo tra il 2013 e il 2014 di verificare tutte le operazioni di revisione di autobus – ha riferito Delliveneri – Decine di migliaia di operazioni e i veicoli sospetti furono 2500. Disponemmo l’obbligo per quei mezzi di revisione straordinaria, ma molti furono demoliti, di altri non avemmo alcun riscontro e ne informammo la procura della Repubblica di Napoli”.

Redazione Cronache della Campania