C’è anche il figlio del procuratore di Brescia Tommaso Buonanno tra i 41 indagati nell’indagine sullo spaccio e il consumo di droga tra i tifosi dell’Atalanta. Francesco Buonanno, 28 anni, incensurato, sarebbe coinvolto nell’attività di spaccio. É indagato per detenzione e traffico di sostanze stupefacenti in concorso, e ha ricevuto la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, tutti i venerdì, sabato e domenica.

L’operazione avviata questa mattina dalla polizia nella Bergamasca, e non solo, è stata ribattezzata ‘Mai una gioia’: sono 26 le persone indagate: 11 sono in carcere, 7 ai domiciliari, 3 gli obblighi di dimora e 5 gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Molti di loro sono ultrà dell’Atalanta. Dall’alba di oggi sono state eseguite 14 perquisizioni domiciliari e sono stati notificati 30 avvisi di avvio del procedimento di emissione del Daspo, oltre alla notifica di 10 provvedimenti di sospensione della licenza nei confronti di dieci gestori di esercizi commerciali bergamaschi – 9 in città e uno in provincia -, coinvolti a vario titolo negli episodi ricostruiti dalla polizia nel corso dell’inchiesta. Sono stati chiusi per un lasso di tempo che va da 15 giorni a tre mesi. Le indagini sono partite nel settembre del 2015, mirate al contrasto dell’attività di spaccio tra i frequentatori della movida a Bergamo e nei luoghi di ritrovo dei giovani bergamaschi. Indagini della Mobile che si sono concentrate verso un gruppo di giovani italiani, oltre a un albanese e a un serbo, in prevalenza ultrà dell’Atalanta. Tra loro anche dei pregiudicati, dediti allo spaccio di ingenti quantitativi di droga, anche tra i tifosi della squadra. Tra gli indagati ci sono un 63enne e un 73enne.

Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina in questura a Bergamo gli inquirenti hanno riferito i dettagli delle indagini, in particolare l’utilizzo di alcune immagini realizzate dalla Polizia durante gli accertamenti e con le quali è stato evidenziato che numerosi tifosi dell’Atalanta, prima di assistere alle partite, acquistavano e assumevano sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina, nei pressi dello stadio o addirittura al suo interno, incappucciandosi per poi compiere azioni violente. Tre in particolare le partite sotto osservazione: Atalanta-Inter del 16 gennaio 2016, seguita da una serie di tafferugli in centro a Bergamo, e quanto accaduto prima dei match Atalanta-Napoli e Atalanta-Genova.

Le indagini condotte dalla squadra mobile di Bergamo con il Servizio centrale operativo, Sco, hanno documentato “un’attività sistematica di spaccio da parte di un gruppo di ultras dell’Atalanta nei confronti dei supporter della stessa squadra” lo ha spiegato il capo dello Sco Alessandro Giuliano, in riferimento all’inchiesta che ha portato all’emissione di 26 provvedimenti cautelari nell’ambito della tifoseria neroazzurra. Gran parte degli indagati fa parte della tifoseria organizzata dell’Atalanta e alcuni dei supporter coinvolti erano soliti consumare cocaina prima dei match ha spiegato Giuliano, sottolineando che l’indagine ha evidenziato “una stretta connessione con l’attività sistematica di spaccio in occasione delle competizioni sportive” e “in qualche caso sono seguiti scontri con le forze dell’ordine e con le tifoserie contrapposte”, per questo i reati contestati, a vario titolo, agli indagati, vanno dal traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, all’estorsione e rapina, finalizzata al pagamento della droga, fino alla resistenza a pubblico ufficiale. L’indagine durata alcuni mesi, da settembre 2015 ai primi mesi del 2016, con centinaia di ore di intercettazione e di filmati di numerose telecamere nascoste: “Un’indagine complessa – ha sottolineato Giuliano – che ha documentato come in molti casi la droga sia stata smerciata nelle immediate vicinanze dello stadio, uno dei punti di spaccio preferiti era il bagno di un bar vicino, ma anche dentro lo stadio e persino in curva”. I filmati mostrano questo rituale: dalle immagini è infatti evidente che numerosi tifosi dell’Atalanta, prima di assistere alla partita, acquistavano e assumevano droga, soprattutto cocaina; in alcuni casi gli stessi poi calavano il cappuccio nero, e si lanciavano in scontri con le tifoserie contrapposte: un modus operandi che è stato accertato anche prima dei violenti scontri avvenuti, nel gennaio 2016, nel centro di Bergamo, dopo la partita contro l’Inter. Una connessione spaccio di cocaina-tifoseria che emerge dall’indagine che mostra un inquietante spaccato sociale. Ma un’indagine che ha svolto anche un importante lavoro di prevenzione del tifo violento: “Partendo da un’indagine sullo spaccio e la movida bergamasca si è arrivati a individuare questa attività sistematica di spaccio che gravava sul lavoro già difficile delle forze dell’ordine chiamate a mantenere l’ordine pubblico”.

 

 

Contenuti Sponsorizzati