I bambini continuano a guardarci (di Carmela Senatore)

Perché non li lasciate essere solo bambini?
Ormai è una corsa al figlio perfetto. Quello che parla bene a soli 2 anni, quello che a 6 sa già perfettamente la grammatica e la matematica, quello che è bravo in ogni sport, quello che è bello da fare le foto pubblicitarie. Ma loro, come si vedono? Magari solo piccoli, con i loro 2, 4, 6 anni. Se non gli lasciate lo spazio di essere bambini, di imparare giocando,cosa resterà della loro infanzia?
Tiriamo in causa oltre i genitori, anche la scuola che appare come luogo di “costrizione”, come ambiente di stigmatizzazione e di perpetuo rilancio agli obblighi delle famiglie. Ci sta che sono le famiglie i primi attori dell’ educazione dei bambini, ma la scuola che mano dà? In primis mi rivolgo alla presa in carico dei bambini con problematiche, siamo sicuri che si trovino in ambienti non dico esperti, perché in quanto a professionalità, non si è in grado di mettere lingua. Ma parlo di sensibilità, di relazione d’aiuto, di empatia, argomenti che sinceramente trovo lacunosi negli ambienti didattici. La didattica ha una sua importanza precipua, ma per quanto riguarda la relazione con l’alunno, che si fa? Vogliamo parlare di inclusione sociale? Non è un concetto che resta da imparare e insegnare dai libri. Si scende in campo per l’inclusione sociale, si crea gruppo nei confronti della “difficoltà” e la si rende “particolarità”.
Attenzione quindi alla corsa alla programmazione, ai progetti che devono solo promuovere il “prodotto” scuola. La scuola non è un’ azienda che deve badare a bilanci, anzi no, magari i bilanci li deve fare, ma rispetto a quanti bambini riesce a “integrare” nella società. Se già al suo interno si esasperano le difficoltà, non prendendo in conto i tempi di ogni individuo/bambino, allora sarà un fallimento anche nell’ambiente sociale. E poi non diamo solo colpa ai genitori. Anche loro sono vittime di modelli sbagliati. Vittime dell’ansia che trasmette questa società, dove si insegna a non avere paura della diversità, ma si fa continuamente terrorismo psicologico contro di essa. Si crea e si fa evincere, anche solo rapportandosi in maniera sbagliata ad essa. Quindi si crei comunicazione sana con la diversità, si ci attivi affinché non si supporti ma si affianchi.
Carmela Senatore, Dottore di ricerca in sociologia e analisi sociale. Esperta in problematiche di disagio minorile.