Camorra, la stesa contro la casa di Lazzaro “Lulù” è il segnale della ripresa della faida con i Petrone

Per gli investigatori sembra chiaro che la stesa della notte scorsa contro l’abitazione di Salvatore Lazzaro “Lulù” dell’altra notte in via Mada- me Butterfly tra Pianura e il rione Traiano sia il segnale della riprese delle ostilità tra gli scissionisti del gruppo Ivone-Lazzaro-Basile e il gruppo madre dei Puccinelli-Petrone. È il secondo attacco al gruppo degli “scissionisti” del rione Traiano, quelli che si erano legati alla cosca di Walter Mallo del don Guanella nella guerra contro i Lo Russo a Miano. Il 24 febbraio alla Loggetta fu gambizzato Antonio Ivone detto ‘o fenomeno cognato di Salvatore Lazzaro “Lulù” ma soprattutto nipote del boss Luciano Ivone “Tigre”a sua volta imparentato con l’ex padrino di Forcella, ora pentito Maurizio Ferraiuolo. Luciano Ivone è in carcere da gennaio scorso arrestato nel maxi blitz contro la camorra del rione Traiano che portò in carcere 86 tra boss e affiliati mentre altri 50 sono indagati a piede libero. Salvatore Lazzaro “Lulù” è in carcere dall’agosto scorso quando era scoppiata la faida interno contro la famiglia di Francesco Petrone detto ‘ o nano figliastro del capo indiscusso della camorra del rione Traiano, Salvatore Puccinelli detto “straccetta”. Ebbene dopo il maxi blitz e dopo che in molti sono usciti dal carcere, (non i capi) c’è stato un riassestamento all’interno dei gruppi e delle famiglie malavitose del rione Traiano. E in questo scenario vanno letti i due agguati contro i ribelli.

Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche agli atti dell’ordinanza di arresto nei confronti di Lazzaro e dei suoi complici si leggono le minacce di morte rivolte Ciro Puccinelli, figlio del boss ma anche agli stessi Petrone. Eccone alcuni stralci: Salvatore “Lullu” Lazzaro e Gaetano Manauro ‘o lione si confrontano sulla pericolosità degli spari nelle finestre che può fare vittime innocenti come appunto la sorella dello stesso Manauro legata sentimentalmente a Ciro Puccinelli. Ecco cosa dice Lazzaro: “Da dentro la finestra no! Ci sta pure tua sorella (Simona Manauro)… non volendo succede che c’è una buca nel vetro, non si può mai sapere… invece tu prendi lui (Ciro Puccinelli, alias Cirotto, legato alla sorella di Manauro) di faccia, e tua sorella piange una volta sola, piange un anno, due anni, tre anni, e poi se lo scorda”. Ciro Puccinelli era stato arrestato il 21 aprile scorso insieme con Giuseppe Lazzaro il fratello maggiore di Salvatore poco prima che scoppiasse la faida. I due erano stati scoperti dai carabinieri mentre confezionavano cocaina. Puccinelli fu messo ai domicliari in attesa del processo dopo 48 ore mentre Lazzaro è ancora in carcere. Un confronto chiaro e inequivocabile: la famiglia va rispettata ma la guerra è guerra. E quindi anche il cognato non ancora acquisito può essere ucciso.

In un’altra intercettazione si legge “…Loro sono ricchi e vivono nello sfarzo, grazie al lavoro sporco nella gestione delle piazze che viene condotto dai giovani. Noi siamo senza vizi…Ma noi così li affondiamo, perché noi non teniamo vizi, è la cosa bella nostra, nel senso che il divertimento ce lo vogliamo prendere tutti quanti insieme, invece quello no (riferimento al boss in sella alla parte alta del rione), se tiene cinquemila euro in mano se li deve spendere tutti quanti lui, invece a noi le cose non piacciono in questo modo. No: noi ci prendiamo 2000 euro e ce li andiamo a spendere tutti quanti noi, ci divertiamo tutti, gli altri tremila li conserviamo, e ti faccio vedere che tra un anno abbiamo le case di Scarface, mentre gli altri avranno le case con gli scarafaggi veri… Non sono franco di cerimonie, una volta che ci sediamo sulla tavola, io non sono più il ragazzo del Nano (soprannome attribuito a Francesco Petrone, ndr)… è un nemico per me! Poi non devo aspettare l’ok da nessuno, sono capo e non sono coda, bum bum, lo uccido stesso a casa sua, tanto quando dobbiamo andare a parlare, prendiamo solo l’artiglieria pesante, e appena sentite le botte noi da sopra, incominciate pure voi da sotto…Non gli faccio mettere una scopa, per otto anni ho solo ascoltato e osservato non ho mai detto A e non ho mai potuto dire A, non mi hanno mai dato aggio di esprimere un’opinione, ma quando mi siedo a tavola, che li tengo contro e sono capo e non sono coda, che posso parlare e non ci sta nessuno che mette la mano davanti al muso, perché pure se c’è qualcuno che me la vuole mettere, gliela levo, perché qua si parla della vita mia, non si parla della vita di nessun altro”.

E ora a mesi di distanza arrivano i nuovi e inequivocabili segnali di “guerra” contro Salvatore Lazzaro “Lulù”.

(nella foto Salvatore Lazzaro con Geatano Manauro)

Redazione Cronache della Campania