Mafia Capitale, chieste pene esemplari: 28 e 26 anni a Carminati e Buzzi

Ventotto anni per Massimo Carminati, 26 e tre mesi per Salvatore Buzzi. Queste le richieste dell’accusa per i due principali imputati di Mafia Capitale. I due amici, e soci in affari, assistono alla lettura delle richiesta da parte del pm Luca Tescaroli in diretta video: l’ex Nar dal carcere di Parma, dove è detenuto in regime di 41 bis, l’imprenditore delle cooperative da Tolmezzo, in provincie di Udine. Quando il magistrato chiede ai giudici che l’ex estremista di destra venga riconosciuto ‘delinquente abituale’ lui alza le braccia al cielo in segno di vittoria.

515 ANNI DI CARCERE, LE RICHIESTE DEI PM PER IL MONDO DI MEZZO – Segue il lungo elenco delle richieste di condanna per gli altri 44 imputati con pene che vanno dai due ai 25 anni, per complessivi 515 anni di carcere. Le accuse cambiano a seconda delle posizioni, dalla corruzione, alla turbativa d’asta, l’usura e l’estorsione, fino all’associazione mafiosa. Nel procedimento, in corso da 16 mesi nell’aula bunker di Rebibbia, oltre a Carminati e Buzzi, considerati i principali artefici della presunta organizzazione criminale al centro dell’indagine, figurano ex amministratori locali di diversi schieramenti politici, ex dipendenti pubblici e dirigenti di azienda: ci sono, tra gli altri, Giovanni Fiscon (5 anni la richiesta dei pm) e Franco Panzironi (21 anni) in passato ai vertici dell’azienda romana dei rifiuti (Ama) come direttore generale e amministratore delegato; l’ex componente del tavolo di coordinamento per i rifugiati del Viminale, Luca Odevaine (2 anni e mezzo la richiesta dei pm per aver collaborato con gli inquirenti), e l’ex capogruppo Pdl in Regione Lazio Luca Gramazio (19 anni e mezzo), l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti (4 anni e mezzo), l’ex presidente del municipio di Ostia Andrea Tassone (4 anni), e gli ex consiglieri comunali Pierpaolo Pedetti del Pd (4 anni) e Giordano Tredicine del Pdl (4 anni).Tra i 19 imputati per associazione di stampo mafioso, oltre a Carminati, Buzzi, Panzironi e Gramazio, sono a processo l’ex dirigente di Eur spa Carlo Pucci (chiesti per lui 19 anni di carcere), i collaboratori di Carminati, Riccardo Brugia, (25 anni e 10 mesi di carcere), Roberto Lacopo (21 anni) e Matteo Calvio (21 anni); la segretaria di Buzzi, Nadia Cerrito (18 anni), il commercialista Paolo Di Ninno (19 anni), la compagna dell’imprenditore, Alessandra Garrone (18 anni e sei mesi), Carlo Maria Guarany (19 anni) e Claudio Caldarelli (19 anni), entrambi stretti collaboratori di Buzzi. Chiesti rispettivamente 18 anni e 16 anni e due mesi, per gli imprenditori Agostino Gaglianone e Giuseppe Ietto, ritenuti a servizio dell’associazione; e 16 anni di carcere per Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, considerati dalla procura il punto di contatto tra il gruppo e la ‘ndrangheta.

NELLE INTERCETTAZIONI IL CUORE DELL’INDAGINE – Al centro dell’inchiesta centinaia di dialoghi intercettati che, insieme alle altre prove, sostiene il procuratore aggiunto Paolo Ielo, “rappresentano un karaoke della corruzione”. A Roma la cosa pubblica è stata gestita come ‘fette di una caciotta da spartire’, sostiene Ielo, responsabile del fascicolo con i pm Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, che nel corso della requisitoria hanno depositato in tribunale una memoria di 1430 pagine.

DALLA BANDA DELLA MAGLIANA AGLI APPALTI PUBBLICI – Negli anni, secondo la procura, il gruppo capitanato da Massimo Carminati, che in origine aveva stretti legami con la banda della Magliana, sarebbe cresciuto diventando più potente e ampliando il proprio raggio d’azione da banda criminale dedita all’estorsione, a organizzazione che si occupa del controllo di attività economiche, appalti e commesse pubbliche. A quel punto sarebbero scattati i legami con Salvatore Buzzi: l’associazione sarebbe ulteriormente cresciuta, sostiene l’accusa, arrivando a condizionare la politica e la pubblica amministrazione, senza però mai abbandonare la strada originaria, della violenza, dell’estorsione e dell’usura, perché da quella, sostengono i pm, trae forza la ‘nuova mafia’, proprio come quelle ‘tradizionali’. “La fama criminale determina paura, assoggettamento e omertà, che sono le caratteristiche di un’organizzazione mafiosa”, sostiene l’accusa, secondo cui è questo aiuto che Buzzi si è assicurato, negli anni, pagando il 50 per cento degli utili a Carminati: l’imprenditore ha scelto il ‘cecato’ per il timore che incuteva il suo nome, per i suoi contatti con la destra romana, e soprattutto per avere un socio sempre pronto al ‘lavoro sporco’ fatto di minacce, e violenza contro chi non stava ai patti dettati dall’associazione.

LE PROSSIME TAPPE DEL processo – Le prossime udienze del processo, il 2 e 3 maggio, saranno dedicate alle parti civili, e dall’8 maggio inizieranno le arringhe difensive: ogni settimana verranno prese in esame 12 posizioni processuali, a cominciare da quelle con il minor numero di capi d’accusa. A giugno prenderanno la parola gli avvocati delle persone ritenute a capo della presunta associazione: il 5 e il 6 giugno, in particolare, sono previsti gli interventi degli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, per gli imputati Salvatore Buzzi, la sua compagna Alessandra Garrone, il commercialista Paolo Di Ninno, e la sua collaboratrice Emanuela Bugitti. Mentre il 12 e il 13 giugno saranno gli avvocati Bruno e Ippolita Naso a parlare, davanti alla corte presieduta da Rosanna Iannello, per Massimo Carminati, e i suoi stretti collaboratori Fabrizio Franco Testa e Riccardo Brugia. Se verrà rispettato il calendario fin qui stabilito, la sentenza è attesa entro la prima metà di luglio.