Pietro Pedone, cosi’ lo descrive proprio il boss Antonio Lo Russo che dal 4 novembre 2016 ha scelto anche lui la strada del collaboratore di giustizia, e’ un commerciante di abbigliamento cui egli ha affidato una sala scommesse a Miano, quartiere roccaforte a Napoli del clan, nel quale tra l’altro il 5 agosto 2011 c’e’ stato un duplice omicidio di camorra. Pedone, secondo l’accusa, consapevolmente ha dato la sua carta di identita’ e la sua patente al boss in fuga, che ha semplicemente sostituito la foto dell’uomo con la sua, per vanificare i controlli delle forze dell’ordine. I due documenti sono stati rilasciati a Pedone nel marzo 2012. A raccontare agli inquirenti la sua latitanza dorata e la rete d’appoggi che l’ha consentita e’ lo stesso Antonio Lo Russo, dopo che anche la moglie Anna lo ha seguito nel programma di protezione per i pentiti e i loro familiari. Nella misura cautelare, firmata dal gip Francesca Ferri, sono riportate diverse dichiarazioni di Lo Russo, coincidenti con quelle rilasciate da un altro pentito del clan e suo uomo fidato, Claudio Esposito, nonche’ dalle risultanze investigative dei carabinieri. Il boss figlio di boss, sottrattosi a maggio 2010 all’esecuzione di una misura cautelare e nell’estate di quell’anno fuori dall’Italia, cominciando dalla Polonia, nel verbale del 4 novembre 2016 dice ai pm “sono ovviamente in grado di riferire in dettaglio su tutto il periodo della mia latitanza, su tutte le persone che mi hanno aiutato…anche su chi immagino voi non conosciate”. Parte da qui una indagine che ha gia’ portato all’arresto, ad esempio, di un gioielliere noto a Napoli con negozio nella zona chic, Luigi Scognamiglio, che ospita Lo Russo fuggiasco proprio nella sua casa nel quartiere Chiaia, ora condannato a 3 anni. Il 28 febbraio di questo anno, il boss pentito rivela: “la mia agenzia di scommesse Betting 2000 in via Miano era gestita da Pietro Pedone…dopo l’omicidio di Scognamiglio non andava piu’ bene, a quanto mi riferiva Pietro, poi non so come e’ andata a finire”. Il 27 aprile da’ piu’ dettagli su Pedone: “L’ho conosciuto dopo il 2007…aveva un negozio di abbigliamento a Capodimonte…quando mi venne presentato mi chiese in prestito 100mila euro…me li ha regolarmente restituiti. Ne e’ nato un rapporto di amicizia. Nel 2011 quando ero latitante tramite Luciano gli chiesi la cortesia di mandarmi un documento e lui me lo fece avere tramite Valerio, e’ il documento che avevo quando sono stato arrestato a Nizza. Ebbi la sua carta di identita’ e la patente. Mentre la carta di identita’ originale l’ho tenuta per me e ho solo sostituito la foto, per la patente tramite Giovanni facemmo la copia e la falsificammo”. Pietro Pedone, annota il gip, “non e’ un affiliato, ma e’ certamente uomo su cui gli uomini che curano gli interessi della famiglia Lo Russo sanno di poter fare affidamento, da sempre omertoso e pronto a mettersi a disposizione della camorra”. 

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