Camorra, il pentito: “Raia si nascose sotto il letto per sfuggire a quelli della Masseria Cardone”

Ha dato un input importante all’inchiesta contro i due finanzieri corrotti e i legami con la Vinella Grassi e poi i traffici di droga e il ruolo di Salvatore “Terremoto” Di Lauro, sesto dei 9 figli in vita del boss Ciruzzo ‘ o milionario, tutti arrestati nel maxi blitz della Dda di Napoli la scorsa settimana, Si tratta di Luca Cortese, fratello di Giovanni ‘ o cavallaro esponente apicale del clan Di Lauro e di Ciro Cortese ex Vanella-Grassi passato agli Amato-Pagano e ucciso nell’aprile 2015 a Casavatore. Luca Cortese ha deciso di pentirsi un mese dopo l’omicidio del fratello Ciro e dopo il pentimento del cognato Carmine Cerrato Taekendò, a sua volta cognato del boss Cesare Pagano, uno dei capi storici degli Amato-Pagano.Luca Cortese ha svelato tra l’altro alcuni retroscena inediti e contenuti nell’ordinanza firmata dal gip Laura de Stefano come ad esempio il tentativo di uccidere Patrizio Raia esponente di spicco degli Abete-Abbinante- Notturno e dei traffici di droga che questi avevano messo in piedi all’interno della Comunità La Sorgente:

” …Patrizio Raia e Giovanni Staiano cognato di Raffaele Notturno più altri loro affiliati tra cui Carmine Ruffo un certo Gabriele di cui non ricordo il cognome e Vincenzo Barbato si adoperavano per i traffici di droga che facevo giù a questa Comunità; loro sapevano che io era fratello dì Giovanni ‘o Cavallaro  e cognato di Taekendò della famiglia Amato-Pagano. Quindi ci tenevamo a distanza e seppi però che costoro avevano impiantato un traffico  di droga all’ingrosso,ossia i passaggi di mano, mentre Giovanni Staiano aveva impiantato dentro la Comunità una vera e propria piazza di cocaina. Un po prima dell’omicidio di Ciro Abrunzo o’ cinese, avevo notato l’arrivo in comunità di esponenti del clan Licciardi per parlare con Patrizio Raia, che era un po’ il capo del gruppetto. Vidi Totore ‘o cecato, un certo Vicenzino; poi  Antonio Mennetta mi mandò a chiamare perché voleva informazioni sul traffico di droga che si faceva in questa Comunità ed in particolare se questo gruppo Abete-abbinante-Notturno. vendeva droga, in base evidentemente ad un accordo con i Licciardi, che controllavano il territorio su cui sta la Comunità. Licciardi che non avevano voluto fare analogo accordo con la Vinella. Io riferii al Mennetta che i soggetti  stavano vendendo droga. Poi in Comunità vennero Armando Ciccarelli con un altro affiliato e due affiliati della Masseria Cardone, Vincenzino e ‘o topone Gennaro Cannavacciuolo, e sentivamo le grida del Ciccarelli nei confronti di patrizio Raia, per intimargli dì cessare l’attività, altrimenti avrebbero preso provvedimenti proprio loro del clan. Dalla morte di Ciro Abrunzo o ‘ cinese il gruppo degli Abete-abbinante-Nottunro della Comunità si armò di pistole: quelli della Vinella lo vennero a sapere e comunque il traffico di droga continuava. Il Mennetta venne a sapere che Patrizio Raia tornava a casa nei weekend e decise di ucciderlo. Mennetta mi mandò a chiamare per sapere qual auto usasse, se era armato eccetera. Io gli diedi le poche informazioni in mio possesso. Mennetta decise allora che Patrizio Raia dovesse essere seguito all’uscita dalla Comunità, nei pressi dell’Asse mediano. Nel mese di luglio. un pomeriggio sentii il rombo di numerose motociclette. Aprii la porta della mia stanza e mi trovai una pistola in faccia, puntatami da Cannavacciuolo ‘o topone, ed io dissi : levami questa pistola, sono il fratello di Ciruzzo. Improvvisamente mi riconobbe Antonio Trambarulo ‘o muntato, il quale disse: è un nostro compagno e volevano sapere dove stava Patrizio Raia. Poi venni a sapere da mio fratello che questi soggetti della Masseria Cardone dovevano sequestrare il Raia e condurlo alla Vinella Grassi. Il Raia si era nascosto sotto il letto in una stanza e quelli dellaMasseria Cardone se ne andarono. Dopo una mezzoretta viene mio fratello con due ragazzi e mi portano al circolo di Matuozzo dove vi erano un sacco di soggetti, tutti armati, della Vinella con Mennetta tutto arrabbiato che gridava che quelli della Masserua Cardone, erano degli incompetenti che si erano fatti fuggire Raia. Mennetta voleva far ammazzare  Staiano e qualche altro, ma io riuscii a dissuaderlo, che avrebbe ammazzato gente non di rilievo. Mennetta allora disse che avrebbe chiesto a quelli della Masseria Cardone di unirsi a quelli della Vinella per operare un pestaggio ed una cacciata dalla Comunità del gruppo degli Abete-Abbinante-Notturno…”.

Antonio Esposito

1.continua

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