Nocera Inferiore. Quaranta euro in cambio di un voto alle scorse elezioni. Tanto valeva il consenso elettorale per Nicola Maisto, il consigliere comunale indagato nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Antonio Pignataro, boss della vecchia guardia Nco ritornato in auge dal 2016 con il suo ritorno a Nocera agli arresti domiciliari per motivi di salute.

“Zio Antonio” controllava tutto e a lui si rivolgevano per vendicarsi dei torti subiti o per risolvere questioni riguardanti la pubblica amministrazione. Antonio Pignataro aveva ripreso in mano le redini del suo piccolo clan, un predominio durato poco più di un anno e bloccato ieri dal blitz che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Stefano Berni Canani su richiesta dei pm della Dda Vincenz Senatore e Luca Colamonici. Le indagini del Ros di Salerno hanno permesso di fermare il padrino, 60enne, e tre dei suoi più stretti accoliti tra i quali Ciro Eboli, suo emissario e braccio destro; Ciro Bianco, ex consigliere comunale e referente nella pubblica amministrazione;  Luigi Sarno, altro piccolo luogotenente, che si occupava di fare eseguire gli ordini del boss e di veicolare i voti per i candidati scelti da boss.

Vendette, ritorsioni, punizioni e il tentativo di infiltrarsi nella pubblica amministrazione tutto doveva passare sotto l’egida di Antonio Pignataro. Le indagini preliminari hanno portato alla luce pericolosi tentativi di ‘zio Antonio’ di incunearsi in alcuni settori dell’amministrazione pubblica nocerina, attraverso il supporto elettorale fornito a Carlo Bianco candidato alle elezioni di giugno scorso e poi non rieletto al quale il boss aveva assicurato un pacchetto di almeno cento voti alle ultime amministrative. Il sostegno al candidato, supportato dall’interessamento anche di Ciro Eboli – anch’egli candidato e non eletto alle amministrative – doveva passare per l’approvazione in Giunta di una variante al piano urbanistico comunale per la realizzazione – in un terreno adiacente la Parrocchia S. Giuseppe di Nocera Inferiore – dove costruire una ‘Casa d’Accoglienza’.  Pignataro aveva forti interessi in quell’affare insieme al suo braccio destro Ciro Eboli in quanto il progetto doveva essere realizzato da Vincenzo Eboli, zio di Ciro. Gli inquirenti registrano costanti pressioni da parte di Ciro Bianco, all’epoca consigliere comunale e delegato alla Multiservizi, nei confronti del sindaco Manlio Torquato e dell’assessore Ciro Amato, per l’approvazione della variante. Ma anche il costante aggiornamento che Bianco faceva a Ciro Eboli e questi al boss detenuto ai domiciliari, sull’andamento della pratica edilizia.

Il terreno doveva essere acquistato grazie all’istituzione di un fondo di solidarietà istituito dal parroco della chiesa, ma alla fine la raccolta fu davvero esigua e Eboli – secondo gli inquirenti – si sarebbe occupato anche di trovare la provvista finanziaria per l’acquisto della proprietà.

Gli indagati arrestati, ieri mattina, dai carabinieri del Ros guidati dal tenente colonnello Gabriele Mambor, sono stati incastrati grazie a intercettazioni ambientali e appostamenti che hanno evidenziato l’attività frenetica di Antonio Pignataro, nonostante fosse detenuto agli arresti domiciliari. Durante le ultime amministrative, era addirittura riuscito ad imporre il monopolio per l’affissione dei manifesti. Tutti o quasi doveva rivolgersi al ‘gruppo di lavoro’ che aveva organizzato il boss. In pochi riuscirono a sottrarsi.

Gli inquirenti hanno monitorato le elezioni amministrative scorse e gli uomini che hanno ruotato intorno al boss, sia durante le fasi preparatorie della campagna elettorale che successivamente. Carlo Bianco, candidato nella lista “Moderati per Torquato” alla fine ha ottenuto solo 137 voti, non risultando eletto.
Eboli Ciro, candidato consigliere della lista “D’Acunzi Sindaco per Nocera”, pur ottenendo 285 voti e risultando il terzo candidato più votato nella lista, non riuscì ad entrare nel consiglio comunale. Ma indipendentemente dai risultati elettorali, secondo gli inquirenti, il patto tra il camorrista e l’ex consigliere, con Ciro Eboli si era concretizzato già prima, facendo avvalorare l’accusa di scambio di voto politico mafioso che ha portato i tre in carcere. Gli investigatori hanno monitorato tutte le pressioni che Pignataro ha messo in campo per veicolare voti sui due. Finanche l’intermediazione con Giuseppe Fabbricatore, consigliere comunale a Nocera Superiore, al quale Pignataro si rivolse per aiutare i suoi amici. In cambio di quel sostegno Bianco si prodigò, già prima delle elezioni, per far approvare quella variante urbanistica per la realizzazione della Casa dell’accoglienza.

Le elezioni dei due candidati, supportati dal boss Pignataro, era fondamentale per continuare a tenere all’interno dell’amministrazione comunale nocerina, dei referenti che rispondessero al gruppo criminale. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno anche registrato lo scambio di soldi in cambio di voti. La prova una foto della scheda elettorale e all’uscita dal seggio il pagamento di 40 euro, tra i beneficiari dei voti acquistati anche Nicola Maisto, attuale consigliere comunale, destinatario di un decreto di perquisizione e formalmente indagato nell’inchiesta della Dda. Per sostenerlo un gruppo di lavoro, al quale faceva capo Luigi Sarno – destinatario di un’ordinanza agli arresti domiciliari ma finito in carcere per il ritrovamento di un quantitativo di cocaina – che si occupava di reclutare gli elettori e portali a votare.

 

Arrestati

Pignataro Antonio

Bianco Carlo

Eboli Ciro

Sarno Luigi

 

Indagati

Cesarano Antonio, ex vicesindaco del comune di Nocera Inferiore

Maisto Nicola, consigliere comunale

Afeltra Carmine

Prudente Guerino

Orsini Domenico

Sileo Rocco

Sarno Pio

Villani Gerardo

Romano Maria Grazia

Gambardella Francesco

Sileo Mirko

Attanasio Clara Olga

Cancro Soraya

Cancro Emanuela

Cancro Marika

Consalvo Angela

Avallone Rosario

 

 

 

Rosaria Federico

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Redazione Cronache della Campania