Gli inquirenti mantengono lo stretto riserbo sullo stato delle indagini relative all’omicidio di Angela Gentile e sul coinvolgimento di familiari dell’ex boss pentito Salvatore Belforte a cui ieri la Commissione centrale presso il ministero dell’Interno ha revocato il piano provvisorio di protezione. La donna, il cui cadavere non e’ mai stato trovato, scomparve nel nulla 26 anni fa, dopo aver accompagnato a scuola la figlia di 13 anni, nei pressi della centrale piazza Sant’Anna di Caserta. La figlia della vittima e’ poi cresciuta a casa di Domenico Belforte e della moglie Maria Buttone; non e’ un caso che quest’ultima, piu’ volte arrestata e ristretta anche al 41bis perche’ avrebbe retto il clan in assenza del marito, abbia trascorso un periodo di arresti domiciliari a Rimini, a casa della figlia di Gentile. Salvatore Belforte inizio’ a collaborare con la Dda di Napoli due anni fa, e la sua scelta, dirompente per un clan attivo nel Casertano per oltre 30 anni, prima a fianco della Nco di Raffaele Cutolo, poi in alleanza con il clan dei Casalesi, sembro’ epocale, specie per le indagini sugli intrecci tra camorra e mondo politico-imprenditoriale; peraltro, gia’ prima del pentimento di Belforte, qualche colletto bianco era stato arrestato grazie ai numerosi collaboratori del clan ed era emerso il condizionamento della cosca nel sistema di appalti dell’Asl di Caserta. Le dichiarazioni dell’ex boss non hanno pero’ portato ad ulteriori e importanti sviluppi, ne’ ad arresti clamorosi. Alla fine la Dda ha tirato le somme chiedendo alla Commissione Centrale del Viminale di revocare ogni misura di protezione a Belforte. “Lo Stato ha mantenuto i suoi impegni, lui no” conclude Borrelli. 

Contenuti Sponsorizzati