“Con la legge sbrighiamoci, eh. Subito giustizia per mia figlia”. E’ quanto chiede Imma Rizzo, la madre di Noemi Durini, 16 anni, di Specchia, in provincia di Lecce, uccisa dal fidanzato 17enne, che oggi ha incontrato i giornalisti. “Non diciamo che è pazzo perché aveva un buon rapporto con me”, ha detto. E poi rivolta alla famiglia del giovane di Alessano, fermato per omicidio. “Non si devono permettere assolutamente di continuare a parlare male di mia figlia. Mia figlia è nata in una famiglia con valori ed educazione e incontrando queste persone ha trovato solo la morte. Mia figlia era un angelo e adesso sta in cielo-  ha concluso – io la proteggerò a vita anche se non è qui fisicamente”. 

Nessuna nuova versione, nessun elemento che colmi i buchi del suo racconto, nessun chiarimento sul ruolo del padre. Soltanto la richiesta di essere trasferito in una struttura dove poter riprendere a studiare. Davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia, Lucio si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere, limitandosi a ribadire quel che ha sostenuto quando ha confessato di aver ucciso la sua fidanzata Noemi: “e’ stato un atto d’ira, l’ho ammazzata con un coltello”. Restano dunque ancora tutti in piedi i dubbi degli investigatori e degli inquirenti sul come, e sopratutto sul perche’, sia stata uccisa la sedicenne di Specchia. L’autopsia, gli esami sulle tracce di sangue rinvenute sulla 500 dei genitori del ragazzo, l’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche, diranno qualcosa di piu’ e, probabilmente, consentiranno di definire con piu’ chiarezza i ruoli di ciascuno dei protagonisti e le eventuali responsabilita’. “Il ragazzo e’ pentito e’ molto provato, non sta bene” ha detto uno dei suoi avvocati, Luigi Rella, lasciando la struttura protetta alle porte di Lecce dove Lucio e’ rinchiuso. Il legale ha chiesto una perizia psichiatrica per stabilire la capacita’ di intendere e di volere del giovane e si e’ opposto alla convalida del fermo: “non ci sono i presupposti del pericolo di fuga”. Il giudice decidera’ entro domani, ma e’ impensabile che il ragazzo possa uscire dal carcere, anche alla luce di quanto sostenuto nel decreto di fermo dal pubblico ministero del tribunale dei minorenni Anna Carbonara: quello di Noemi non e’ un omicidio scatenato dall’ira ma un atto premeditato e, per di piu’, aggravato dai futili motivi e dalla crudelta’. Dunque un omicidio studiato e pianificato. Nel decreto i Pm ricostruiscono quello che accadde il 3 settembre, giorno della scomparsa di Noemi. Una ricostruzione che e’ stata fornita dalla stesso Lucio durante la sua confessione, arrivata in seguito ad un episodio. “Nell’ambito delle ricerche di Noemi“, scrive infatti il Pm, i carabinieri hanno trovato Lucio a Lucugnano, una frazione di Tricase. “Il ragazzo veniva trovato in lacrime e affermava che era sua intenzione portarsi presso il comando dei carabinieri di Specchia, rappresentando il continuo stato di agitazione in cui viveva dal giorno della scomparsa di Noemi“. Cosa rappresentasse per lui Noemi lo racconta ai carabinieri il padre. “Per lui era una dea, era completamente succube di lei, era ‘perso’. Sbatteva la testa contro il muro ogni volta che lei minacciava di lasciarlo”. Ed infatti la loro unione non era affatto serena. “Il loro rapporto – ha detto agli investigatori un amico del ragazzo – era sempre stato caratterizzato da continui litigi, molti dei quali sfociati in veri e propri atti di violenza di Lucio verso la fidanzata”. Fatto sta che una volta portato in caserma, Lucio ha parlato di uno “stato di malessere in cui vivevano lui e’ la sua famiglia” e poi ha ricostruito quel che sarebbe successo. Nel decreto di fermo non si fa cenno ne’ al fatto che fosse stata Noemi a chiedere di uccidere i suoi genitori ne’ che sia stata la ragazza a portare il coltello con cui poi sarebbe stato compiuto l’omicidio. Una circostanza questa messa invece a verbale dal padre del ragazzo. “Il 28 agosto – ha detto l’uomo ai carabinieri – abbiamo denunciato Noemi per atti persecutori poiche’ Lucio ci ha detto che a volte Noemi lo incitava ad ammazzare me e mia moglie”. Una volta prelevata Noemi da casa alle 4.51 del tre settembre, dunque, i due a bordo della 500 della madre di Lucio sono passati per Alessano, poi sono andati a Novaglie e poi hanno percorso la litoranea fino a Santa Maria di Leuca. Da qui, scrive il Pm, Lucio “dichiarava di essersi immesso lungo uno strada che lo conduceva verso il centro abitato di Castrignano del Capo ma prima di arrivarvi, svoltava a sinistra lungo una strada sterrata. Qui dichiarava di essersi parcheggiato e, con la scusa che si sarebbero fumati una sigaretta, scendeva dall’auto insieme a Noemi con la quale si addentrava in un uliveto dove poi, approfittando di un momento propizio”, l’avrebbe uccisa. Nel decreto si afferma che Lucio ha confessato di aver ucciso Noemi “colpendola con un coltello al collo”, alla nuca in particolare e, dopo averla spinta a terra, di aver continuato “a colpirla con delle pietre alla testa”. Infine, si legge ancora, “si allontanava dal luogo dei fatti repentinamente con la propria autovettura disfacendosi del manico del coltello avvolto nella propria maglietta in un luogo che non ha saputo indicare”. 

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