Aveva compiuto una rapina ad una parrucchiera di Cardito nella sertaa di Sabato Santo, ed era stato arrestato, mentre il suo complice era riuscito a fuggire. “Volevo comprare le uova di Pasqua ai miei figli” aveva raccontato al gip proprio ieri pomeriggio durante l’udienza di convalida. Ma la notte scorsa non ha retto al carcere e si è suicidato in cella. Si chiamava Pasquale Puorro ed aveva solo 30 anni. Era di Afragola, sposato e padre di due figli. E’ l’ennesima morte in carcere quest’anno. E’ stato trovato impiccato in cella nel padiglione Napoli del carcere di Poggioreale.  Sulla sua morte la Procura ha aperto un fascicolo e come da prassi sul corpo sarà eseguita l’autopsia. L’esame autoptico, disposto dal pm Giuliano e previsto per domani, servirà a confermare se sia trattato di suicidio e a dare qualche informazione in più sulle ultime ore di vita del detenuto. Puorro non era la prima volta che entrava in carcere. Aveva alle spalle una condanna a due anni e otto mesi per rapina, condanna scontata quasi interamente agli arresti domiciliari. Il 15 marzo scorso era stato assolto da un’accusa di evasione dai domiciliari e dall’11 marzo era tornato libero per fine pena. La sua libertà è durata poco. Il 26 marzo scorso c’è stato il nuovo arresto, ieri la convalida e la confessione davanti al giudice e nella notte la morte, inaspettata, improvvisa. Puorro non aveva manifestato particolari disagi, niente che potesse far pensare al suicidio. Alla madre aveva anche scritto un biglietto con la lista della biancheria e degli indumenti di cui avrebbe avuto bisogno in carcere.

Redazione Cronache della Campania