Negano su tutta la linea gli indagati dell’inchiesta su presunte tangenti e infiltrazioni della camorra negli appalti nei comuni del Casertano. Una indagine che per ora si è concentrata su Santa Maria Capua Vetere e in particolare sul giro di mazzette per la ristrutturazione di un antico palazzo, ma che potrebbe presto estendersi a numerosi altri comuni, come si evince da quello che scrivono i magistrati nel primo dei capi di imputazione, laddove si ipotizzano “rapporti di tipo corruttivo con esponenti politici locali, in prevalenza sindaci del Casertano”. Ieri era stato l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro a negare con decisione di aver ricevuto somme di denaro per favorire l’aggiudicazione dell’appalto a due imprese grazie a una gara ritenuta truccata. Oggi è stato il turno degli interrogatori di garanzia per altri destinatari delle ordinanze di custodia eseguite martedì scorso da carabinieri e Guardia di Finanza. L’imprenditore Marco Cascella, agli arresti domiciliari, ascoltato dal gip Anna Laura Alfano ha negato tutti gli addebiti contestati nel provvedimento restrittivo, che sono di concorso in corruzione e turbativa d’asta. Assistito dall’avvocato Sebastiano Fusco, l’imprenditore – amministratore di una società che ha si è occupata della ristrutturazione dello storico palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere – ha in particolare sostenuto di non essere a conoscenza di tangenti versate all’ex sindaco Di Muro, al dirigente del settore Lavori pubblici Roberto Di Tommaso, e ad Alessandro Zagaria, che i magistrati ritengono “trait d’union” tra politici, amministratori e il clan dei Casalesi. Tangenti per complessivi 100mila euro, secondo la quantificazione fatta dagli investigatori. Cascella ha anche negato di aver concorso nel realizzare la “provvista” attraverso l’emissione di false fatture. Il suo difensore ha sottolineato, tra l’altro, che l’imprenditore viene chiamato in causa nella vicenda da intercettazioni telefoniche in cui lui non compare mai ma vi si fa riferimento solo indirettamente. Roberto Di Tommaso, finito martedì scorso anch’egli ai domiciliari, assistito dall’avvocato Giuseppe Stellato, ha ammesso di conoscere Alessandro Zagaria, il 30enne imprenditore che opera nel settore della ristorazione, – nei cui confronti è stata eseguita una ordinanza in carcere – indicato come personaggio chiave dell’inchiesta: secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia avrebbe avuto legami con il clan del boss Michele Zagaria (solo omonimo) interfacciandosi con politici e amministratori locali. I suoi contatti, che sarebbero stati documentati dai carabinieri, con il presidente del Pd Campania e consigliere regionale Stefano Graziano, hanno portato all’emissione di un avviso di garanzia nei confronti del politico per concorso esterno in associazione mafiosa. Oltre agli incontri, gli inquirenti avrebbero intercettato alcuni contatti telefonici – conversazioni o sms – tra i quali anche espressioni di ringraziamento dell’esponente del Pd per il sostegno elettorale garantitogli da Zagaria. Circostanze che hanno indotto gli inquirenti ad ipotizzare che Graziano abbia rappresentato ”uno stabile punto di riferimento politico” per il clan che in cambio avrebbe offerto l’appoggio alle elezioni regionali del marzo 2015. “Ho conosciuto Zagaria in Comune – ha spiegato Di Tommaso – ma con lui non ho mai avuto alcun tipo di rapporto, neanche di lavoro”. Il funzionario, responsabile fino a due giorni fa dell’ Ufficio Tecnico comunale, ha poi contestato la ricostruzione della Dda di Napoli circa la gara per i lavori di Palazzo Teti Maffuccini; un appalto che secondo gli inquirenti sarebbe stato aggiudicato a due imprese vicine al clan, grazie alle mediazione di Zagaria, dietro il pagamento di tangenti per complessivi 100mila euro, 70 dei quali sarebbero andati proprio a Di Tommaso e all’ex sindaco Di Muro. “Non ho mai preso alcuna tangente – ha detto il dirigente – la procedura è stata regolare, sia nella scelta dei componenti della commissione, che nell’ aggiudicazione”. Intanto prosegue l’attività investigativa. In procura si è svolto oggi un incontro per fare il punto sulle indagini tra il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e i sostituti della Dda Maurizio Giordano, Gloria Sanseverino, Luigi Landolfi e Alessandro D’Alessio. E la Guardia di Finanza ha acquisito presso il ministero dell’Interno la documentazione relativa al finanziamento per il restauro di palazzo Teti Maffuccini, per il quale si attivò Graziano.

Redazione Cronache della Campania