Clan Di Micco: l’accusa chiede la conferma delle pene per gli esponenti della cosca e la condanna per sei presunti esponenti del clan che erano stati assolti nel processo dell’11 giugno scorso. I ‘Bodo’ di Ponticelli, secondo il procuratore generale devono essere condannati per associazione per delinquere di stampo camorristico e intestazione fittizia di beni. L’accusa ha chiesto la condanna a 8 anni di reclusione anche del ras Luigi Di Micco, uno dei fratelli del capo della cosca che era stato assolto in primo grado. Lo scorso anno il gotha del gruppo criminale di Ponticellli fu condannato, con rito abbreviato, dinanzi al Gup Nicola Quatrano. Dodici anni di reclusione vennero inflitti a Salvatore De Micco, alias ‘o parente, il più giovane dei fratelli, considerato l’ideatore del gruppo di fuoco dei ‘tatuati’ di Ponticelli. Salvatore Di Micco è legato a doppio filo con i Cuccaro di Barra per conto dei quali i ‘Bodo’ comandano a Ponticelli. Otto anni di reclusione anche per il fratello Marco, la mente finanziaria della cosca, che si occupava della gestione del traffico di stupefacenti. Marco Di Micco fu arrestato dopo una breve latitanza durante una cerimonia nuziale, in quell’occasione aveva sfoggiato il suo rolex d’oro da 30mila euro. Fu invece assolto e immediatamente scarcerato Luigi Di Micco, per il quale ieri il Pg ha chiesto otto anni. Il Gup assolse anche Fabio Riccardi, Luigi Sodano, Maurizio Morrutzu e Ciro Cirelli. Il giudice, invece, comminò 6 anni e 8 mesi a Omar Marino, Giuseppe Quagliariello, Vincenzo Scarpato e Gennaro Volpicelli, 6 anni di reclusione furono inflitti a Roberto Boccardi, Enea De Luca, Antonio Nocerino e Ferdinando Viscovo. Infine, quattro an- ni di carcere furono comminati al pentito Domenico Esposito “’o cine- se”, che con le sue rivelazioni ha spiegato i motivi della guerra tra i Di Micco e i D’Amico.

(nella foto da sinistra Salvatore e Marco De Micco)

Redazione Cronache della Campania