Napoli: al Giubileo del Lavoro i racconti drammatici dei precari e dei disoccupati napoletani

Sofferenze e drammi a confronto in occasione del Giubileo del Lavoro svoltosi oggi a Napoli e voluto dalla Chiesa partenopea guidata dal cardinale Crescenzio Sepe; fra le testimonianze ascoltate durante l’evento coordinato da Antonio Mattone, direttore dell’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi, quelle di un disoccupato e di una lavoratrice di un call center. ”Mi chiamo Claudio ed ho 46 anni. Ho lavorato fino a poco tempo fa come autista. Trasportavo divani per una ditta di Napoli. Non mi chiamavano tutti i giorni e lavoravo al nero, ma riuscivo a guadagnare quei mille euro al mese che mi facevano campare – le parole del disoccupato – Dopo 6 anni mi hanno detto che non c’era lavoro per tutti e a me non potevano tenermi più. Papa Francesco ha detto che ogni uomo e ogni donna devono avere una dignità e un lavoro. Ma soprattutto umanità, dialogo e amore. Ognuno di noi ha un sorriso, ha la gioia e la speranza che non devono mai mancare. Ma quando manca il lavoro si è tristi perché manca la dignità, manca tutto, manca qualcosa di fondamentale e quel qualcosa che manca rischia di annientare l’uomo. Si è come una macchina ferma e non ci si può permettere di fare qualsiasi cosa”. Ma la difficoltà di vivere non finisce qui. ”Ho anche un altro dolore, quello della perdita di mio fratello, morto sul lavoro, travolto da un container. Da quel giorno lontano quasi 8 anni fa non è più tornato a casa. Era un fratello adorabile, sempre presente che mi manca. Oggi ho solo un dolore che mi rimane dentro. Non si è mai saputo niente di come sia morto”. ”Anch’io ho tanta voglia di vivere di trovare serenità, gioia e speranza e soprattutto dignità. Vorrei avere un lavoro che mi permetta di vivere degnamente, di sorridere, di contare nella vita. Di stare bene e non pensare sempre che manca un qualcosa. Questo è vero per me ma anche per i tanti che a Napoli sono senza lavoro”. Dalle parole del disoccupato alla lavoratrice alle prese con i problemi per il futuro. ”Mi chiamo Lucia Rumolo, ho 38 anni e 17 anni fa ho iniziato a lavorare nel mondo dei call center. Mentre celebriamo insieme il Giubileo del Lavoro, non posso non ricordare l’imponente crisi che ha travolto di recente il mio settore, e che a Napoli investirebbe centinaia di lavoratori che, come me, hanno iniziato giovanissimi e che ora rischiano di perdere l’unica fonte di sostentamento per se stessi e per le proprie famiglie”. E ancora: ”Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa e ad altre crisi occupazionali. Come ci ricorda Papa Francesco il lavoro è un elemento fondamentale della dignità di una persona, il lavoro ci ‘unge’ di dignità. Per questo che ogni giorno, siamo chiamati a partecipare attivamente, a ‘sentire’ il lavoro come una parte rilevante di noi stessi. Dobbiamo ‘sporcarci” le mani,ognuno per la propria parte e con la viva testimonianza”. La filosofia di fondo è: ”Per ciascuno di noi, le opere di Misericordia possono entrare nella vita di tutti i giorni. Si tratta di azioni che ognuno può compiere, muovendosi responsabilmente nel mondo del lavoro, per rimettere al centro l’Uomo e non il profitto e l’interesse personale. Ogni giorno, nel mio piccolo, posso consigliare un collega disorientato, alla ricerca di punti di riferimento, consolarlo per quella competitività che spesso sfianca e non premia il merito o il diritto ma che con egoismo, porta a scavalcare, mentire, umiliare”. ”Da questo Giubileo – spiega Antonio Mattone – è emersa la volontà da parte dei sindacati, degli imprenditori, dei lavoratori, delle associazioni datoriali di lavorare insieme, di continuare questo percorso, di realizzare un tavolo permanente, una sorta di ‘pensatoio’, una realtà nella quale ci si incontri e si possa parlare e discutere, proporre soluzioni per i gravi problemi sociali ed economici di Napoli”.

Redazione Cronache della Campania