Concorso esterno in associazione camorristica, con questa accusa il pubblico ministero ha chiesto di condannare l’avvocato penalista Vit- torio Trupiano, a 12 anni di carcere. Ora, dopo la requisitoria dell’accusa si attende l’arringa difensiva del legale di Trupiano, Antonio Cavallo. Poi la parola passerà al giudice per la sentenza. La vicenda che vede come protagonista il noto legale napoletano viene raccontato dal quotidiano Il Roma al quale l’avvocato si rivolse con una lettera nel 2015. “Mi dichiaro prigioniero politico. La mia politica è stata sempre quella della difesa dei detenuti. Prova ne siano le due richieste di referendarie per la modifica del 41 bis per l’abrogazione della pena di morte a termine chiamata ergastolo, iniziative queste che evidentemente hanno dato molto fastidio ai potenti della repubblica”. Trupiano fu arrestato il 25 giugno dello scorso anno perché accusato di aver fatto da “portavoce” al boss del Vomero Antonio Caiazzo. Stando alla Procura, Trupiano sarebbe entrato in gioco nel corso di una “delicata trattativa” risalente al 2011, tra il clan Caiazzo e il clan Lo Russo, per la gestione del racket agli ospedali del Vomero.
Monaldi e Secondo Policlinico, al centro di un’attenzione incrociata tra due gruppi criminali. Nel faccia a faccia con il detenuto al 41bis – sostengono gli inquirenti Antonio Caiazzo avrebbe mostrato la mano a mo’ di pistola, con indice e pollice in bella evidenza. Poi, viene indicata l’adozione di un linguaggio criptico, in cui l’avvocato si sarebbe assunto l’onere di mandare qualcuno al cospetto di un esponente del clan Lo Russo per respingere le condizioni imposte dal gruppo di Miano. Una “trattativa delicata” – si legge agli atti – nel corso della quale ognuno avrebbe avuto un ruolo: Trupiano avrebbe così assunto la veste di presunto «nuncius» o “ambasciatore” del clan Caiazzo.

Redazione Cronache della Campania