Per conto della fazione Schiavone del clan dei Casalesi avrebbe gestito con due complici – tra cui Joseph Danilo Iacoviello, genero dello stilista Roberto Cavalli – un ristorante nel centro di Firenze, il Cabreo di via Dè Guicciardini, dopo averlo acquistato con i soldi frutto delle estorsioni ai danni dei commercianti di Aversa. E’ finito per questo in carcere, su ordine del gip del Tribunale di Napoli, Giordano Arbolino, 33 anni, ritenuto dalla Dda partenopea e dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe che hanno condotto le indagini come un fedelissimo di Carmine Schiavone, terzogenito del capoclan dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone. Arborino risponde di associazione a delinquere di stampo camorristico e intestazione fittizia di beni commessa per agevolare il clan dei Casalesi entrando in società con la Onda srl, di Joseph Danilo Iacoviello, napoletano da tempo trapiantato in Toscana ma soprattutto marito della figlia dello stilista Roberto Cavalli (padre e figlia ovviamente sono estranei alla vicenda). Iacoviello, che in passato ha gestito anche alcuni locali del gruppo Cavalli, ha ricevuto quest’oggi l’avviso di chiusura indagini, e dunque rischia il processo, con l’accusa di avere ceduto ad Arbolino, fedelissimo di Carmine Schiavone, il 16 per cento delle quote della Onda Srl e, di fatto, il controllo del ristorante “Il Cabreo” di Firenze.
La restante parte delle quote sarebbe stata fittiziamente intestata ad Alessandro Gigante, 32 anni napoletano del Vomero, con la complicità di suo suocero, Antonio Esposito, 48a anni, del rione Traiano. Anche per Gigante ed Esposito è arrivato oggi l’avviso di conclusione indagini. L’inchiesta, coordinata dal pool Antimafia del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, è stata curata dai carabinieri del Norm della compagnia di Casal di Principe, diretti dal capitano Simone Calabrò. Dietro la cessione delle quote societarie ci sarebbe una vicenda di debiti.
A loro gli inquirenti hanno contestato l’intestazione fittizia in concorso con Arborino e l’impiego di danaro, beni e utilità con l’aggravante mafiosa. Il nome di Arborino è emerso anche nelle indagini che hanno poi portato, nel gennaio 2013, alla cattura dell’allora trentenne Carmine Schiavone, noto come “Carminotto”. Alcuni collaboratori di giustizia, una volta vicinissimi all’ex rampollo del boss, come Di Martino, hanno indicato Arborino come colui che raccoglieva il pizzo dagli operatori economici di Aversa; ma il 33enne, che prima di oggi era stato fermato nell’agosto 2013 per il possesso di una pistola detenuta per conto del clan, avrebbe poi reinvestito anche parte dei proventi acquistando le quote della società Onda srl, proprietaria del ristorante “Il Cabreo” (poi ceduto ad altre persone), e intestandole poi quasi interamente a Gigante. A proporgli l’affare, è emerso, era stato l’altro indagato Iacoviello, già proprietario di fatto del ristorante. Iacovielli divenne noto alla cronaca nel 2010 quando il locale da lui aperto nel 2010, il Cavalli club, locale vip ubicato in piazza del Carmine a Firenze, fu devastato nel marzo dello stesso anno da un gruppo di immigrati africani armati di spranghe; poche settimane dopo anche l’ex giocatore di Fiorentina e Juventus Adrian Mutu fu coinvolto in una rissa nel locale che poi fu chiuso. Qualche mese fa Iacoviello è stato poi denunciato con la moglie Rachele Cavalli, figlia dello stilista, per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, perché avevano inveito contro gli agenti che li avevano fermati dopo che in auto, probabilmente ubriachi, avevano seminato il panico per le strade del centro di Firenze.
(nella foto joseph danilo iacoviello e rachele cavalli)