Camorra flegrea, i pentiti: “Ecco come i fratelli Ferro riorganizzarono il clan e tutti i loro uomini”

 Avevano stretto alleanze con il clan Mallardo di Giugliano e per dimostrare la loro potenza criminale non avevano esitato dal chiedere il pizzo all’imprenditore Crescenzo Catuogno, ritenuto vicino al clan Polverino di Marano, che aveva aperto un cantiere a Monteruscello. Erano decisi e violenti. I due fratelli Andrea e Antonio Ferro avevano preso il comando dello storico clan Beneduce-Longobardi all’indomani degli arresti del blitz Penelope del 2010 e come ha spiegato il pentito Raffaele Giogli in modo particolare Andrea Ferro “ha provveduto a riorganizzare le attività criminali nel territorio di Quarto fuori al bivio e Pozzuoli”. Un organizazione capillare e militare, senza lasciare nulla al caso con compiti ben precisi da rispettare per tutti. E per farlo avevano ottenuto l’adesione di affiliati rimasti in libertà e dello spessore criminale di  Alessandro Testa, Francesco Mele, Diego Scognamiglio alias Panettone e Paolo Cozzolino ma anche le nuove leve del crimine  Biagio Gargiulo, Luca Salvati, Gennaro Carnevale,  Mario Russo, Pio Aprea, Pasquale Dello Iacolo, Antonio Mele, Gennaro Cavaliere e Gustavo Troise. I fratelli Ferro “facevano business su tutto”, ha raccontato il pentito Luigi Giugliano che a proposito dei fratelli Ferro, ha affermato che si rivolse a costoro per ottenere la protezione relativa ad una sala scommesse in sua gestione, dal momento che il gruppo criminale Longobardi lo aveva ripetutamente minacciato. L’intervento dei fratelli Ferro, che in cambio gli imposero i loro apparecchi per video-poker, si rivelò efficace. Tanto che offrirono al suo gruppo composto anche da Pio e Pasquale Aprea , e da altri soggetti, il controllo della zona di Monteruscello, sia per quanto riguarda l’attività di spaccio di sostanze·stupefacenti sia il settore delle estorsioni, fino ad allora gestite personalmente proprio dai fratelli Ferro. “In questo modo rimanemmo confinati a  Monteruscello ma scongiurammo un conflitto armato con i loro uomini operativi in Monteruscello”, ha ricordato il pentito Giugliano.

L’ aspirante boss, ora pentito, Napoleone Del Sole e i suoi fedelissimi come Ciro De Felice, Antonio Di Roberto e Giuseppe Rocco, che lo hanno seguito nella sua decisione si passare dalla parte dello Staro hanno fornito un’ accurrata ricostruzione  delle modalità attraverso cui i fratelli Ferro hanno proceduto alla riorganizzazione del gruppo camorristico puteolano . In particolare Del Sole ha spiegato che, per la gestione della vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti, i fratelli Ferro avevano proceduto ad una suddivisione del territorio corrispondente ai diversi rioni di Pozzuoli. Così da creare diverse e capillari piazze di spaccio affidate a uomini di fiducia che ricevevano, periodicamente, le forniture di sostanze stupefacenti assortite e che provvedevano a consegnare loro i ricavi, recilizzati attraverso la vendita affidata ai vari spacciatori. “Il prezzo di vendita veniva stabilito direttamente dai fratelli Ferro”, ha spiegato agli investigatori Del Sole. “Con la scarcerazione di Nicola Palumbo, i fratelli Ferro hanno trovato un’intesa con Nicola Palumbo allo scopo di dividere la gestione delle attività estorsive dalla vendita al dettaglio delle sostanze stupefacenti”, ha ricordato Del Sole. “… fino alla scarcerazione di Nicola Palumbo il mercato della droga in Pozzuoli veniva gestito e organizzato dai fratelli Ferro ma  Nicola Palumbo pretese di gestirlo autonomamente visto che i fratelli Ferro non ottemperavano all’obbligo di riservare una parte dei ricavi delle attività illecite agli affiliati in detenzione e alle loro famiglie”.

 Rosaria Federico

(nella foto da sinistra i fratelli Andrea e Antonio Ferro)

Redazione Cronache della Campania