Varese. “Faccio l’angelo della morte, applico il mio protocollo”: di questo si vantava l’anestesista arrestato, insieme all’infermiera amante, per aver ucciso cinque pazienti dell’ospedale di Saronno che avevano una bassa aspettativa di vita. Un cocktail di sedativi e anestetici per indurre alla morte. Sono 14 gli indagati dalla Procura di Busto Arsizio per la morte sospetta di cinque pazienti ricoverati all’ospedale di Saronno. In carcere, stamattina, sono finiti l’ex viceprimario del pronto soccorso, Leonardo Cazzaniga e la sua amante, l’infermiera Laura Taroni, accusati di omicidio volontario. Gli altri indagati, sulla cui posizione c’è il più stretto riserbo degli inquirenti, sarebbero quasi tutti dipendenti dell’ospedale. Undici sono medici, tra i quali il primario del pronto soccorso di Saronno e due direttori sanitari, l’attuale e il suo predecessore. Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, gli indagati sono accusati a vario titolo di omessa denuncia e favoreggiamento personale, falso ideologico per aver certificato false patologie per convincere una delle vittime di una malattia inesistente. Ma nell’inchiesta sugli angeli della morte emergono anche le inquitanti intercettazioni tra Cazzaniga e l’infermiera ‘nera’ Laura Taroni che nel corso delle indagini probabilmente erano venuti a conoscenza dell’inchiesta in corso.”Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? (…) se si documenta che ho praticato l’eutanasia…io non sono neanche l’unico” diceva l’anestesista, alla sua amante in un’intercettazione. Lei: “L’eutanasia è un’altra cosa (…) cioè tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci (…) loro non riuscivano nemmeno a respirare”. Cazzaniga a quel punto si preoccupa: “E allora è omicidio volontario (…) potrei venire accusato”.

Ma poi ci sono le dichiarazioni degli infermieri ascoltati dagli investigatori, e molti confermano le ipotesi di accusa: “Ho sentito parlare (…) del protocollo Cazzaniga direttamente da lui nella misura in cui mi è capitato di sentirlo esclamare frasi tipo: a questo paziente applico il mio protocollo…”. L’infermiere conferma il nomignolo che veniva attribuito agli interventi (di morte) dell’anestesista arrestato. Altri due infermieri, con parole diverse, hanno confermato che “non è un protocollo aziendale, ma consisterebbe nella somministrazione di sedativi e anestetici, singolarmente o in associazione tra loro, decisa da Cazzaniga per provocare la morte dei pazienti con una bassa aspettativa di vita (…) faccio l’angelo della morte – si vantava il medico apertamente in corsia – o anche faccio il mio protocollo”.

“Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali” diceva invece, il figlio di Laura Taroni, l’infermiera arrestata insieme all’amante per l’omicidio del marito di lei. “Tua nonna non è possibile” gli replicava nelle intercettazioni dei carabinieri la madre, Laura. “A tua nonna e a tua zia non è semplice… A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia… Gli tiri l’olio dei freni”. (…) “Poi c’è tua zia Gabriella… Non sei abbastanza grande per poter… Non sei abbastanza grande!” incalzava la donna al figlio appena undicenne. I due, nelle intercettazioni raccolte nel corso delle indagini coordinate dalla procura di Busto Arsizio, continuano a scambiarsi opinioni su progetti violenti fino a quando la donna aggiunge ancora: “E poi cosa avresti fatto? – rivolgendosi sempre al figlio – Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse! L’umido da noi passa solo una volta a settimana (…) non abbiamo più neanche i maiali”. La donna conduceva, infatti, un’azienda agricola. E ancora:”Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…”. “Ma non hai capito”. “La Nene la possiamo far fuori quando vogliamo e anche la zia Adriana”. Dal fraseggio si evince che la presunta omicida coinvolgeva il figlio 11enne nei suoi progetti deliranti.

 

Redazione Cronache della Campania