La piccola Fortuna Loffredo fu lanciata da un’altezza sicuramente superiore ai 10 metri cadendo di schiena, riportando fratture in più parti. Lo ha confermato il medico legale Nicola Balzano deponendo come teste al processo davanti alla quinta sezione della Corte d’Assise per l’omicidio della bimba del Parco Verde di Caivano. A un primo esame esterno si rese conto subito che la morte era dovuta a una caduta da una grande altezza. Per il medico Chicca era viva e cosciente non essendo stati riscontrati segni di percosse.

 La circostanza che sul luogo dell’impatto non siano stati trovati sangue e tracce organiche non è affatto anomala secondo il medico legale il quale ha, infatti, spiegato che quando i corpi precipitano da notevoli altezze non si registrano di solito lesioni esterne ma si riscontrano, al contrario, forti lesioni ed emorragie agli organi interni. Il medico ha anche partecipato alla perizia ginecologica ed ha confermato che la bimba era vittima di abusi sessuali reiterati nel tempo. Appena il testimone ha cominciato in aula a riferire la dinamica della caduta e gli effetti devastanti sul corpo di Chicca la mamma, Mimma Guardato, si è allontanata velocemente dall’aula per non ascoltare la ricostruzione. Presenti in aula i due imputati: Raimondo Caputo, accusato di omicidio e violenza sessuale, e Marianna Fabozzi, la sua compagna accusata di aver taciuto sulle violenze che Caputo avrebbe compiuto su Fortuna e sulle sue tre figlie. La prossima udienza si terrà il 9 dicembre.

“Dobbiamo raggiungere una verità che sia completa, evitando il rischio di una parziale verità giudiziaria”. Così, in una nota, Roberto Mirabile presidente de “La Caramella Buona”, la Onlus riconosciuta parte civile nel processo sull’omicidio della piccola Fortuna Loffredo, uccisa nel Parco Iacp di Caivano, il 24 giugno del 2014. “Mi chiedo perché ci sia tanta omertà – continua Mirabile – e se questo sia dovuto a un aspetto tipico della pedofilia o ad infiltrazioni camorristiche. Infine, in udienza notiamo quanto sia importante la preparazione delle forze dell’ordine quando intervengono sulla scena del crimine: lacune tecniche rischiano di complicare l’accertamento dei fatti reali”, conclude il presidente della Onlus.

Redazione Cronache della Campania