L’avviso di garanzia stavolta è stato indirizzato a due società, intese come ”persone giuridiche”: la Romeo Gestioni e la Romeo Alberghi. Associazione per delinquere e corruzione le ipotesi di reato formulate nell’atto notificato stamattina dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza. I militari hanno acquisito una serie di atti presso le sedi delle due società. E’ il nuovo step dell’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione delle aziende del gruppo Romeo, secondo l’ipotesi accusatoria, che avrebbero versato tangenti per ottenere appalti. L’iniziativa di oggi è stata adottata dalle procure di Roma e di Napoli che stanno lavorando in sinergia su vari filoni di indagine. Il decreto è stato firmato infatti dai magistrati dei due uffici giudiziari: i sostituti Celeste Carrano e Henry John Woodcock per la procura partenopea, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi, per la procura della Capitale. Gli inquirenti stanno tirando le prime somme dall’esame del cospicuo materiale investigativo fornito dalle intercettazioni effettuate con il sistema trojan, installato su computer e telefonini. Nelle scorse settimane in un vertice a Piazzale Clodio si stabilì quali fossero le tranche da attribuire a ciascuna procura per questioni di competenza territoriale nonché gli spunti di indagine da approfondire con una attività congiunta. L’acquisizione di atti disposta oggi si riferisce sia alle indagini su presunte tangenti versate alla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, per presunti appalti ”cuciti su misura” sia ad altre vicende dove pure sarebbe emerso il versamento di mazzette a un funzionario del Comune di Napoli. Tra i filoni ”napoletani” – non oggetto tuttavia delle acquisizioni di atti di oggi – figurano anche gli appalti per il servizio di pulizie al Cardarelli. Tra le vicende all’attenzione dei magistrati partenopei vi è anche una presunta attività di dossieraggio che sarebbe stata progettata per danneggiare Luigi De Magistris alla vigilia delle elezioni che ne decretarono la conferma a sindaco di Napoli. Oggi Antonio Bassolino ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania, chiamato in causa come presunto committente del dossier, ha smentito tale ipotesi in un post pubblicato su Facebook: “Per quanto mi riguarda sono del tutto estraneo ai fatti sui quali si indaga”. Tutti quelli che mi conoscono, amici ed avversari, sanno che niente come i dossier è più lontano dal mio modo di essere, dalla mia cultura e mentalità”.

Redazione Cronache della Campania