Ercolano, il “bacio di Giuda” per uccidere l’uomo di fiducia degli Ascione-Papale: 4 ergastoli

Ercolano. Omicidio Gaetano Pinto: condannati all’ergastolo i 4 uomini dell’asse criminale, costruito tra i clan Birra-Iacomino e Gionta nella faida di camorra contro i rivali degli Ascone-Papale. Si tratta dei boss di Ercolano Giacomo e Stefano Zeno, Ciro Uliano “ciu-ciu”, esponente di punta dei Birra e di Giocchiano Sperandeo, affiliato invece ai Valentini. La sentenza è stata emessa ieri dal gip di Napoli Paola Piccirillo, al termine del processo celebratosi in tribunale e con rito abbreviato. Accolte così in toto le richieste del pm della Dda partenopea, Sergio Ferrigno (inquirente Pierpaolo Filippelli).

Sperandeo, affiliato ai Gionta, secondo la ricostruzione dell’accusa fece parte del commando di fuoco, costruito assieme agli alleati per eliminare Pinto, pregiudicato degli Ascione-Papale, morto nella sua casa di Ercolano – il 19 maggio 2007 – durante la feroce stagione della faida tra clan apertasi nel Miglio d’Oro. Sperandeo, per le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco, guidò la moto che, partita da Torre Annunziata, servì a trasportare il killer: Michele Palumbo “munnezza”, 46 anni, l’ultimo pentito dei Valentini. Anche Palumbo è alla sbarra per l’omicidio Pinto, ma in un diverso processo che sta celebrandosi in ordinario. Insieme al pentito, che con le sue rivelazioni ha chiarito all’Antimafia i retroscena del delitto, imputati sono anche il boss Pasquale Gionta “‘o chiatto”, fratello di Aldo “il poeta ribelle”, Vincenzo Lucio, Luca Langella, Simone Borrelli e Lorenzo Fioto. Tutti, tra mandanti ed esecutori materiali, destinatari di un’ordinanza di custodia in carcere emessa dal gip.

Inquietante lo scenario nel quale maturò Pinto trovò la morte. Qualcuno doveva fingersi acquirente di droga ed “ingannare” la vittima: occorreva un piano. Fu deciso così dai “capi” dei Gionta e del clan Birra-Iacomino per ucciderlo. Il fedelissimo degli Ascione-Papale sapeva di essere l’obiettivo numero uno del super-boss Giovanni Birra. Gli davano la caccia, il boss e i suoi sodali. Lui l’aveva intuito. Un bacio fu il segnale per il killer. L’uomo utilizzato per far introdurre i cecchini dei Gionta nella casa della vittima, al momento del “saluto”, riuscì a tenere aperta la porta. Il commando entrò. Pinto da quel bacio capì subito il segnale ed il suo destino. Gli mancò soltanto il tempo. Una raffica di proiettili lo uccisero in pochi istanti, sull’uscio della propria abitazione di Corso Umberto. Nell’altra stanza della casa c’erano sua moglie e sua figlia, di soli due anni. Il massacro – secondo il giudice – fu sancito dalla storica alleanza tra i Birra di Ercolano ed il clan Gionta di Torre Annunziata. L’ordine di uccidere arrivò con il benestare dei due fratelli Giacomo e Stefano Zeno.

Monica Barba

 

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