Torre Annunziata, spacciava nelle tre piazze principali: condannato Maresca ‘o figlio d’o trippone

Torre Annunziata. Spacciava cocaina nelle tre “piazze” principali di Torre Annunziata. Alle case verdi (Parco Apega), in via Sambuco e in via Giardino: condanna-bis in Appello ma con lo sconto per Oreste Maresca, il 24enne figlio d’arte di Luigi ‘o trippone, il sicario del clan Gionta accusato dalla Dda partenopea di aver ucciso zì Natalino Scarpa, rivale del clan Gallo Cavalieri nonchè padre del ras Vincenzo “caramella”. I giudici della VII sezione della Corte d’Appello di Napoli hanno inflitto 5 anni e quattro mesi di reclusione a Maresca junior. Una pena in pratica riscritta, rivista in basso, dopo l’annullamento della precedente condanna a 6 anni e otto mesi, incassata dallo stesso Maresca – assistito dall’avvocato Ciro Ottobre – nel filone principale del maxi-processo “Biancaneve”, ma cancellata in un solo colpo dalla Cassazione lo scorso 14 novembre.Proprio l’appello-bis, concesso ad Oreste Maresca, fu l’unica sorpresa regalata nel novembre scorso dagli Ermellini. Confermate, infatti, tutte le altre condanne, inflitte in abbreviato dopo il blitz del 2012 denominato “Biancaneve”. Francesco Fiorillo, considerato il vero stratega dello spaccio nei rioni del degrado, dovrà scontare 6 anni di reclusione. Condannate in “Biancaneve” anche le donne: Serafina Livello, Maria Guarino, Elena Piconia ed Angela Fiorente. Le pene, in questi casi, oscillano dai 3 anni e 4 mesi ai 6 anni. Secondo le indagini, condotte dai militari della guardia di finanza di Torre Annunziata (all’epoca diretti dal colonnello Carmine Virno), un gruppo di almeno 29 persone riusciva a gestire lo spaccio di cocaina (la “neve”) in tre “piazze” di Torre Annunziata, tra via Roma e le traverse del corso Vittorio Emanuele III. Tra i baby-pusher c’era anche una 14enne, ribattezzata proprio Biancaneve: base alle “case verdi”, padre in carcere e madre incinta. La ragazzina era costretta a spacciare per mantenere la famiglia ed aveva imparato bene il “mestiere”, consegnando cocaina a piedi o in scooter. I pm, a processo, avevano contestato agli imputati anche l’aggravante dell’associazione mafiosa. Aggravante caduta poi per tutti in primo grado. Dove, era il 2014, già giunsero assoluzioni eccellenti. Come quella di Salvatore Onda, figlio di Umberto, considerato per anni il reggente del clan Gionta e catturato il 28 giugno 2010 dopo una lunga latitanza.

 Monica Barba

 

Redazione Cronache della Campania