Un colpo di scena clamoroso: annullato il blitz del 23 gennaio scorso con il quale il gip Federica Colucci aveva emesso cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di mandanti e killer dell’innocente vittima di camorra Antonio Landieri, il giovane disabile ucciso il 6 novembre del 2004 ai Sette Palazzi di Scampia all’inizio della prima sanguinosa faida tra i Di lauro e gli Scissionisti. Le ordinanze erano state notificate al boss Cesare Pagano (indicato come il mandante) a Gennaro Notturno ‘o saraccino (il killer che rimase ferito dal fuoco amico), Giovanni Esposito (altro killer), Davide Francescone (il terzo killer salito di nuovo agli onori della cronaca in questi giorni per la vicenda delle nuove case comunali di Scampia, una delle quali assegnata alla sua famiglia) e Pietro Caiazza ‘o frauelese, armiere del clan e padre dei tre pentiti Michele, Antonio e Paolo. Il gip respinse la richiesta di arresto formulata dalla Dda nei confronti di altre sei persone, ovvero Giovanni Piana, Pasquale Riccio, il boss raffaele Amato ‘ a vicchiarella, Arcangelo Abete, Gennaro Marino ‘o mekkei ed Enzo Notturno. L’agguato era stato deciso per punire i fratelli Meola, fedelissimi dei Di Lauro che gestivano una piazza di spaccio ai Sette Palazzi.

Secondo i giudici del collegio C della Dodicesima sezione del Riesame (presidente Areniello, relatore Ianuario a latere Brunetti Pierri): “Non è stato possibile comprendere da chi fu deciso l’agguato e da chi provenne l’ordine e perché; da dove partì il commando, da chi era composto, neppure quali auto vennero utilizzate”. Una clamorosa bocciatura di anni di indagini e di racconti di una decina di collaboratori di giustizia quattro dei quali divergono nelle loro dichiarazioni. I giudici della libertà scrivono nel loro provvedimento che c’è “una grave lacuna a livello indiziario” anche perché “Dal tg locale il pentito Antonio Caiazza dichiara di aver appreso anche il nome della vittima, c’è dunque il forte sospetto che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia risentano di una evidente influenza mediatica”. Mentre il fratello Michele: “afferma anche di aver più volte rivisto il filmato che ricostruisce e illustra la storia del povero Landieri, circostanza che induce ancora di più a sospettare in merito alla genuinità delle dichiarazioni del collaboratore e in verità di tutti i collaboratori di giustizia, visto che costoro – mentre sulla generale ricostruzione del fatto rendono dichiarazioni perfettamente concordi e convergenti – quando si tratta di approfondire con puntualità aspetti non noti al pubblico fanno registrare macroscopiche dissonanze”. Quindi blitz e ordinanze annullate. La Procura nel frattempo prepara il ricorso in Cassazione. Ma la vittoria dello Stato, salutata con entusiasmo il 23 gennaio scorso, con gli arresti per aver scoperto mandanti e assassini di Antonio Landieri subisce un clamoroso smacco da parte dei Riesame.

(nella foto grande la giovane vittima innocente Antonio Landieri e nei riquadri da sinistra in alto Cesare pagano,Gennaro Notturno, Pietro Caiazza, Davide Francescone e Giovanni Esposito )

Redazione Cronache della Campania