L’uomo di 36 anni morto mercoledi’ scorso nel carcere del Coroneo di Trieste “era noto e preso in carico” dai servizi dell’Asuits (Azienda sanitaria Universitaria Integrata di Trieste (Asuits) ed “e’ stato seguito fuori e dentro il carcere, per il problema di disagio psichico e anche per altre problematiche di diversa natura clinica”. Lo afferma la Direzione Sanitaria della stessa Asuits esprimendo “fiducia e considerazione per tutti gli operatori, del Dipartimento di Salute Mentale e delle altre articolazioni” dell’azienda sanitaria. La Direzione Sanitaria, inoltre, afferma di attendere fiduciosa “l’esito delle indagini avviate” dalla Procura della Repubblica di Trieste, che ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso, per il quale e’ stata ipotizzata una dose eccessiva di farmaci. Per la Direzione Sanitaria, “i trattamenti farmacologici, prescritti e aggiornati secondo l’evolversi delle situazioni non erano in grado di produrre effetti dannosi e, quanto meno, letali. Al verificarsi del tragico evento – riferisce la Direzione Sanitaria – i soccorsi sono stati immediati e con il massimo livello di assistenza possibile. “Gli esiti dell’autopsia – ricorda la Direzione Sanitaria – saranno pronti in via definitiva fra qualche tempo e fino ad allora emettere certezze e diagnosi non aiuta la famiglia, gli operatori e la pubblica opinione a darsi una spiegazione su dati certi”Nell’esprimere vicinanza e “il senso piu’ profondo della nostra partecipazione”, la Direzione Sanitaria riferisce che la persona deceduta “conosciuta e seguita da prima della detenzione, e’ stata valutata con tempestivita’ subito dopo l’arresto, ed in relazione al suo stato di salute e alle complesse problematiche emerse, ha ricevuto diverse prestazioni sanitarie multidisciplinari e non solo di tipo farmacologico, integrate da proposte di percorsi terapeutici e dalla considerazione di eventuali alternative alla detenzione”.

Redazione Cronache della Campania