Si è pentito dei suoi reati il giovane basista del clan dei “Capelloni”, i Buonerba di via Oronzo Costa a Forcella, “la strada della morte” così ribattezzata durante la snguionosa faida contro la “Paranza dei Bimbi” dell’alleanza Amirante-Brunetti-Giuliano-Sibillo. Il giovane, ancora minorenne, ebbe un ruolo nell’omicidio del baby boss Emanuele Sibillo ucciso il 3 luglio 2015. Il giovane era stato arrestato il mese scorso, su indagini della squadra mobile di Napoli e con lui tre esponenti della “Paranza dei bimbi” tra cui due  minori,M.C. e T.D.’A, e il famoso Antonio Napoletano detto ‘ o nannone raggiunto in carcere dall’ordinanza. Sono accusati di aver partecipato a una “stesa” compiuta in via Oronzo Costa, il quartier generale dei Buonerba. Il giovane R. D. B., del clan Buonerba accusato di aver fatto da basista all’omicidio Sibillo e a un altro omicidio oltre ad aver partecipato a tre tentati omicidi ha deciso di ammettere le proprie responsabilità perché ha capito che per lui sarebbero passati almeno altri 20 anni prima di uscire dal carcere. “Ho fatto un certo percorso ho commesso molti errori, perché ero senza una guida, senza alcun punto di riferimento. Vivevo là (nel vicolo) e sono stato coinvolto, Oggi ho un diploma di terza media – ha detto al suo legale -, mi sento più forte, spero un giorno di poter lavorare”. Queste alcune delle sue prime dichiarazioni riportate da Il Mattino. Ma di quella stagione di sangue finita con una lunghissima serie di condanne anche all’ergastolo sia per la “Paranza dei Bimbi” sia per i Buonerba “Capelloni” ha parlato a lungo anche il pentito del clan Mariano dei Quartieri Spagnoli, Maurizio Overa. E proprio dalle sue dichiarazioni che il mese scorso sono arrivati gli arresti che hanno portato il carcere il minore del clan Buonerba che ha deciso poi di spiegare ai magistrati la sua posizione, autoaccusandosi di alcuni reati commessi.

Ecco cosa ha raccontato Maurizio Overa agli investigatori: “«Raggiunsi Andrea Manna alla Riviera di Chiaia, dove lo trovai insieme a Criscuolo, Gennaro Buonerba e un ragazzo di nome Antonio. Ricordo bene che era il 3 luglio e Andrea Manna mi raccontò che erano stati loro a commettere l’omicidio di Emanuele Sibillo e mi chiese appoggio. Io gli diedi le chiavi di casa mia e li ospitai per tre giorni. Diedi anche disposizioni al proprietario di un bar di offrire ai quattro ragazzi tutto ciò che volevano a mie spese. Mi chiesero di fittargli un gommone da un ormeggiatore che conoscevo, all’altezza di Santa Lucia, di fronte al vecchio Club 21. Pagai il fitto del gommone, Gennaro Buonerba lasciò i suoi documenti al titolare dell’ormeggio per garanzia. I quattro mi chiesero anche di fornirgli anche una bottiglia di Champagne e quattro bicchieri di cristallo che servivano per brindare sul gommone”. Tutti a festeggiare dopo l’omicidio, tranne il minore, al quale hanno offerto un consiglio: “Prenditi la metropolitana – gli avrebbe detto il più grande – e vattene al paese (riferimento a un comune dell’area vesuviana), resta qualche giorno lì poi te ne torni dalle parti nostre”. Ma ora quel minore ha deciso di raccontare i particolari inediti, che lo riguardano in prima persona, di quella stagione di sangue e dell’omicidio del baby boss Emanuele Sibillo.

(nella foto Emanuele Sibillo)

 

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