“Mi accorsi troppo tardi dello scambio di persona, chiedo perdono ai familiari”: quel giorno Antonio Scognamiglio uccise per sbaglio Vincenzo Cardone un fabbro di 23 anni, che a settembre del 1998 era in via Litoranea quando Scognamiglio insieme ad Antonio Mennella, del gruppo degli scissionisti del Rione Sangennariello, oggi pentito, entrarono in azione. Scognamiglio ha chiesto perdono ai familiari per quel tragico errore nel corso dell’udienza preliminare che si è celebrata dinanzi al Gup Marina Cimma del Tribunale di Napoli. Un perdono in extremis, chiedendo di rendere dichiarazioni spontanee in un’aula dove mancavano i genitori della vittima. “Fu un tragico errore – ha detto Scognamiglio, poco prima che il suo difensore prendesse la parola – e chiedo perdono ai familiari della vittima. Ero alla guida della Vespa e mi accorsi tardi dello scambio di persona”. Il killer del clan Falanga non riuscì a fermare il suo complice e Vincenzo Cardone cadde sotto una pioggia di colpi.

Per Scognamiglio il pm Maria Di Mauro della Dda napoletana ha chiesto l’ergastolo insieme a Sebastiano Tutti, boss degli scissionisti del Reione Sangennariello, oggi detenuto nel carcere di Parma, mentre una condanna a 12 anni era stata chiesta per i pentito Domenico Falanga e Antonio Mennella. Fino all’ultima udienza Antonio Scognamiglio non aveva mostrato segni di cedimento, dunque l’improvvisa richiesta di perdono ha il sapore di una strategia difensiva per evitare il carcere a vita. L’omicidio di Vincenzo Cardone è stato ricostruito attraverso le dichiarazioni dei pentiti, molti anni dopo. Secondo l’accusa, Sebastiano Tutti organizzò l’omicidio di Rosario Ramondo ‘o capuocchio, ritenuto responsabile della morte del fratello Santo Tutti, massacrato nella faida degli anni ’90. Era Ramondo l’obiettivo dei sicari. Ma in via Litoranea Vincenzo Cardone fu scambiato per Ramondo. Il giovane fabbro, infatti, era sulla vespa che qualche giorno prima aveva prestato proprio a Rosario Ramundo. Giovanni Mennella – ucciso in un agguato l’anno dopo – che partecipava alla fase di avvistamento dell’obiettivo indicò la Vespa e Antonio Mennella sparò. Troppo tardi si accorsero che non era Ramondo l’uomo che stava morendo in via Litoranea. A metà maggio arriverà la sentenza di primo grado per quell’omicidio commesso diciotto anni fa. I genitori di Vincenzo Cardone, costituiti parte civile nel processo, hanno chiesto una provvisionale di un milione di euro, in attesa di un’eventuale sentenza di risarcimento. Ora non resta che aspettare la sentenza di primo grado, quel perdono per i familiari ha davvero poco valore.

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